Il tycoon ordina rastrellamenti e internamenti coatti e sferra un attacco frontale al modello dell’Housing First
Il 24 luglio scorso, Donald Trump ha firmato l’ordine esecutivo “Ending Crime and Disorder on America’s Streets”, un provvedimento che segna una svolta radicale e spaventosa nella politica statunitense verso la povertà estrema. Poche settimane dopo, ad agosto, la capitale Washington DC è diventata il teatro di un’applicazione aggressiva di queste misure: sgomberi forzati, minacce di arresto per chi rifiuta i ricoveri coatti, e l’impiego di ruspe per cancellare le tendopoli.
Dall’ordine esecutivo alla repressione nella capitale
L’ordine presidenziale del 24 luglio autorizza l’internamento coatto in strutture istituzionali per persone senza dimora con problemi di salute mentale o dipendenze, definendolo “necessario per ripristinare l’ordine pubblico”. Il testo invita a penalizzare finanziariamente gli Stati che non applicano le direttive e condanna esplicitamente la Riduzione del Danno e l’Housing First, accusati di “facilitare l’uso di droghe”. Ad agosto, Trump ha concentrato l’offensiva su Washington DC, ordinando lo sgombero immediato degli accampamenti e minacciando l’arresto per chi rifiuta i dormitori.”I senzatetto devono andarsene, IMMEDIATAMENTE. Vi daremo un posto dove stare, ma LONTANO dalla capitale”, ha scritto su Truth Social l’11 agosto, scatenando operazioni con ruspe e agenti federali.
La violenza va online: la storia di Bill Theodie
Tra le foto postate da Trump su Truth Social il 10 agosto, una ritraeva un uomo seduto su una sedia pieghevole accanto alla sua tenda, ignaro di essere diventato il simbolo di una retorica tossica. Quell’uomo era Bill Theodie, 66 anni, ex operaio edile del Missouri, senza dimora da anni. “Quello sono io”, ha dichiarato alla BBC quando il giornalista Jake Horton gli ha mostrato l’immagine. “È folle che si sia sporto dal finestrino per scattare una foto e usarla come strumento politico in modo negativo”. Quattro giorni dopo il post presidenziale, una ruspa ha spianato l’accampamento dove Theodie viveva. “Hanno detto: ‘Imballate tutto o lo distruggeremo’. Non sono venuti per parlare, era solo: via, via, via”, racconta. La violenza non è stata solo fisica – la distruzione di ogni suo bene – ma simbolica: la trasformazione di una persona in un “problema da rimuovere”, senza volto né storia.
Theodie, che lavora saltuariamente in edilizia, cerca di mantenere pulito lo spazio dove vive: “Capisco che non voglia vedere disordine, ma noi ci impegniamo per rispettare l’ambiente”. Dopo lo sgombero, ha passato tre notti in un motel in Virginia, pagato da un donatore anonimo. “Se non fossi stato aiutato, non so cosa avrei fatto. Probabilmente sarei rimasto sul marciapiede”. Ora è di nuovo in strada, alla ricerca di un luogo sicuro dove piantare la tenda.

La pericolosa sovrapposizione tra povertà, consumo di droga e criminalità
La strategia di Trump fonda la sua retorica su una equazione semplicistica: senza dimora = tossicodipendenti = criminali. L’ordine esecutivo afferma che “la stragrande maggioranza dei senzatetto è dipendente da droghe o soffre di disturbi mentali”, ignorando dati strutturali come la crisi abitativa e i salari insufficienti. Come sottolinea Donald Whitehead Jr., direttore della National Coalition for the Homeless, al canale Amanpour and Company “l’homelessness aumenta perché aumenta il costo della casa”. Per affrontare il problema della homelessness, spiega, servono case, una sanità pubblica forte e lavoro.
L’attacco all’Housing First
Trump colpisce deliberatamente l’Housing First, modello che Piazza Grande applica da anni a Bologna. In realtà, come dimostra ad esempio il caso della Finlandia, l’accesso alla casa stabile è il primo passo per l’inclusione e la riduzione dei costi sociali. Amber Harding della Washington Legal Clinic for the Homeless, spiega alla CNN: “La criminalizzazione non solo è illegale, ma è costosa e inefficace. Disperde le reti di supporto”. L’ordine esecutivo di Donald Trump stravolge decenni di politiche basate su housing e supporto sociale, sostituendoli con logiche securitarie. Come scrive Susanna Ronconi su il manifesto, “è una guerra di classe che internerà un popolo di esclusi”.


